Scellerata legge Europea sull’automotive, l’allarme dell’Ugl Bari, a rischio 4 mila posti di lavoro, la UGL di Bari propone una valida alternativa all’elettrico attraverso l’idrogeno
Antonio Caprio, Segretario Federale di Ugl Bari, esprime preoccupazione per la grave situazione che potrebbe colpire l’industria dell’automotive a causa della transizione verso l’elettrico imposta dalla legge europea. La direttiva, che prevede il blocco definitivo delle vendite di auto a benzina e diesel entro il 2035, potrebbe portare a una vera e propria emergenza occupazionale, con 4.000 posti di lavoro a rischio solo nella città di Bari. Le ripercussioni sono particolarmente significative per aziende come Bosch e Marelli.
Secondo Caprio, la decisione europea rischia di scatenare una tempesta perfetta per il settore automotive italiano, già colpito dal Dieselgate e dalle ricadute economiche della pandemia.
“La transizione elettrica non può essere l’unica strada percorribile. L’impatto sui posti di lavoro sarebbe devastante, soprattutto nelle regioni come la Puglia, dove il settore automobilistico rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia,” afferma il Segretario Federale. “Stimiamo una perdita di circa 4.000 posti di lavoro solo nell’area di Bari tra la Bosch, Marelli e le aziende dell’indotto. È una situazione allarmante che rischia di impoverire il tessuto produttivo locale, aumentando la desertificazione della zona industriale di Bari devastata da altre crisi aziendali.”
Il Sindacato sottolinea la necessità di trovare soluzioni alternative che salvaguardino sia l’ambiente che l’occupazione. Antonio Caprio propone l’idrogeno come una valida opzione per la transizione sostenibile, evitando il rischio di una crisi occupazionale senza precedenti.
“L’idrogeno ha il potenziale per essere una soluzione sostenibile e accessibile che può garantire una riconversione più graduale, meno traumatica, e che permetta alle aziende e ai lavoratori di adattarsi a questo cambiamento epocale,” spiega Caprio.
La direttiva europea sul Green Deal, votata nel 2020 e formalizzata nel luglio 2021, prevede il raggiungimento degli obiettivi del Fit-For-55, cioè una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e l’obiettivo di zero emissioni entro il 2035.
Tuttavia, questa transizione verso la mobilità elettrica non è priva di conseguenze: il rischio stimato di 60.000 posti di lavoro persi a livello nazionale entro il 2040 evidenzia le sfide che il settore dovrà affrontare.
L’impatto della transizione elettrica sul mercato occupazionale è stato già visibile con il calo della produzione di motori diesel, la cui domanda è diminuita drasticamente negli ultimi tredici anni. Inoltre, la chiusura di stabilimenti e la delocalizzazione delle attività in paesi a manodopera più economica stanno contribuendo ad aggravare ulteriormente la crisi dell’occupazione nell’automotive.
“Non possiamo permettere che migliaia di lavoratori, specializzati e competenti, vengano lasciati senza lavoro a causa di una transizione mal pianificata. È necessario un piano industriale che supporti gli investimenti in nuove tecnologie come l’idrogeno e che garantisca la riconversione delle aziende e dei lavoratori. Solo così potremo salvaguardare il futuro del settore e della nostra economia,”
Nei prossimi giorni ci sarà una mobilitazione di tutte le sigle sindacali del settore a livello nazionale che vedrà anche Bari coinvolta. Difatti il giorno 18 P.V. ci sarà una mobilitazione da parte della UGL metalmeccanici che coinvolgerà tutti i lavori del comparto. Lo scopo è quello di sensibilizzare le istituzioni nazionali e locali affinchè, insieme possano battersi per garantire un futuro a tante famiglie.